Carlo Stein e il mistero della Mary Celeste

Incisione della Mary Celeste

Incisione della Mary Celeste

Sembra che il finale della leggenda (se mai ce ne sarà uno) della nave fantasma più famosa del mondo, dopo un secolo e mezzo di dicerie, processi penali e assicurativi, antichi carteggi, indagini storiche e pseudostoriche, racconti fantastici, spedizioni subacquee, sarà girato con una telecamera dal vivo da lui: Carlo Stein. L’italo americano, “cacciatore di misteri” oramai celebre per le sue trasmissioni televisive è infatti l’ultimo, e probabilmente il miglior candidato, a dissipare la spessa coltre di nebbia intorno a questa affascinante quanto spaventosa storia.

AGGIORNAMENTO: se volete conoscere come è andata a finire, ecco tutta la storiamarycaleste_by_sabercore23

La storia della Mary Celeste

La Mary Celeste (o Marie Celesta, o Mary Celestia) è l’archetipo del vascello fantasma che ha ispirato, nel tempo, racconti e leggende di ogni tipo. Tuttavia non è una storia di fantasia, ma un mistero con solide basi storiche documentate. La nave, un brigantino, fu ritrovato il 4 Dicembre 1872 che navigava in preda alle correnti al largo delle Azzorre. Del suo equipaggio non c’era alcuna traccia.

Prima dei fatti del 1872, la nave non aveva avuto molta fortuna. Ripercorriamo alcuni eventi chiave in ordine cronologico.

  • 1861: Il brigantino (mezzo brigantino) di 31m di lunghezza, 7,6m di larghezza e 262 tonnellate di stazza, con il nome “The Amazon” viene costruito e varato nei cantieri navali di Spencer Island, Nuova Scozia, Canada.
  • Il primo capitano, Robert McLellan, si ammala all’inizio del suo viaggio inaugurale e muore
  • Sotto il comando di John Parker, sempre nel viaggio inaugurale, si scontra con una nave da pesca; il cantiere dove fu portata in secca per essere riparata viene distrutto da un’incendio
  • Durante la sua prima traversata atlantica un’altra collisione con una due alberi nei pressi di Dover (Regno Unito); la due alberi affonda e la “Amazon” è di nuovo gravemente danneggiata
  • Dopo il suo ritorno in America rimane incagliata in secco nella Cow Bay, in Nuova Scozia.
  • Negli anni dal 1861 al 1869 cambiò complessivamente una decina di proprietari, e navigò, potremmo dire, perlopiù senza profitto. Alcuni di loro in effetti dovettero dichiarare bancarotta.
  • Alla fine nel 1869 entrò in possesso di un americano, James Winchester, che la acquistò a un’asta fallimentare a New York per circa 3000 dollari. Fu riparata e radicalmente rinnovata, e ribattezzata “Mary Celeste” fu pronta a navigare di nuovo
  • Nell’Ottobre 1872, la nave fu varata di nuovo nell’estuario dell’East River di New York, e attrezzata per una spedizione commerciale alla volta di Genova. Il comandante era Benjamin Spooner Briggs (37 anni). Briggs era un lupo di mare esperto, che aveva già comandato altre cinque navi nella sua carriera.
    Benjamin Briggs capitano della Mary Celeste

    Benjamin Briggs capitano della Mary Celeste


La Mary Celeste salpò da New York il 7 Novembre 1872. Il carico era di 1701 barili di alcol per uso industriale, per un valore complessivo assicurato per ben 35000 dollari. Oltre al capitano Briggs a bordo c’erano sua moglie Sarah Elizabeth di 30 anni, sua figlia Sophia Matilda di 2, e sette marinai d’equipaggio.

Un’altra nave, la Dei Gratia, salpò il 15 Novembre (10 giorni dopo la Mary Celeste) dallo stesso porto di New York con un carico di petrolio alla volta di Gibilterra. Il capitano David Reed Morehouse conosceva il capitano Briggs, e le due navi in pratica solcavano l’Atlantico sulla stessa rotta a distanza di dieci giorni.

Il 4 Dicembre la Dei Gratia si trovava in un tratto di oceano tra le Azzorre e il Portogallo, quando l’equipaggiò avvistò la Mary Celeste, che procedeva in balia dei flutti. Le vele di trinchetto e il fiocco erano spiegate, mentre le altre due vele erano ammainate o imbrigliate. La Mary Celeste inoltre non rispondeva ai segnali, così Morehouse si avvicinò alla nave di Briggs. Sul ponte e al timone non c’era nessuno, la lancia di salvataggio mancava. Una spedizione a bordo confermò che sulla Mary Celeste non c’era anima viva. Non un’anima.

I boccaporti erano aperti, il timone era in perfetto stato e d era stato lasciato libero, la vela di strallo era stata ammainata e riposta. L’interno delle cabine e della stiva era parzialmente allagato. Sul libro di bordo l’ultima annotazione risaliva al 25 novembre e dava la posizione della nave a sei miglia a est dalla punta di Santa Maria delle Azzorre. C’erano provviste di cibo ed acqua per sei mesi, e erano presenti tutti gli effetti personali di equipaggio e passeggeri, compresi denaro e tabacco.

Morehouse riportò la nave a Gibilterra, e dopo un lungo processo per omicidio plurimo, fu assolto ma riuscì solo a riscuotere 1/5 del valore del carico, che spettava di diritto a chi trova un relitto in mare. La vicenda ebbe molta risonanza della stampa che non smise mai di chiedersi che fine avesse fatto l’equipaggio.

La leggenda della nave fantasma

Dopo questi fatti la Mary Celeste si guadagnò in pieno la fama di nave fantasma. Ancora una volta passò da un proprietario all’altro fino al 1880, quando il suo armatore non riuscì a mettere insieme un equipaggio disposto ad imbarcarsi. Fu svenduta quindi a un contrabbandiere di nome Parker che alla fine la affondò per riscuotere l’assicurazione di un ipotetico carico. Anche quest’ultima impresa non ebbe buon esito: la nave non si inabissò completamente, la compagnia assicurativa quindi poté ispezionarla e negò il pagamento del premio.

Mary Celeste vascello fantasma

Mary Celeste: vascello fantasma

Non si contano in un secolo e mezzo le speculazioni e e le storie più o meno fantastiche nate intorno alla vicenda dalla Mary Celeste. Di tanto in tanto spuntavano fuori strane carte, improbabili superstiti, avvistamenti. Sir Arthur Conan Doyle scrisse un racconto ispirato alla Mary Celeste intitolato “J. Habakuk Jephson’s Statement” che alimentò ancor più la fama maledetta del vascello. Il racconto fu pubblicato anonimo nel 1883 su Cornhill Magazine. A quei tempi Conan Doyle non era conosciuto, e molti critici lo attribuirono inizialmente a Robert Louis Stevenson, mentre molti altri lo trovarono così convincente da crederlo una storia vera, infatti il governo Americano e quello Britannico furono addirittura praticamente costretti a smentite ufficiali e ad aprire nuove inchieste.

Quando il confine tra finzione e realtà è così confusa, vuol dire che la leggenda è assicurata.

Sviluppi recenti e futuri

Nel 2001 lo scrittore (e cacciatore di relitti) Clive Clusser guidò una spedizione che ne rinvenne i resti, nello stesso posto dove fu affondata secondo i documenti della compagnia assicurativa, nelle Bermuda al largo di Haiti. Questo riaccese l’interesse per la storia della nave maledetta, e potrebbe sembrare il capitolo finale di questa storia, se non fosse per Carlo Stein.

Stein ha dichiarato recentemente in un’intervista televisiva di essere in possesso di nuove carte che aprono sviluppi inaspettati sul leggendario vascello. La sua fonte sarebbe niente meno che un discendente di Parker (il contrabbandiere? o il secondo capitano?) e che quindi non ci siano dubbi sull’affidabilità delle sue informazioni.

Chissà se questo nuovo cacciatore di misteri saprà svelare la verità riguardo questo enigma che sembra non scomparire mai… chissà se il mondo potrà finalmente trovare una risposta alla fatidica domanda: “Che fine ha fatto l’equipaggio della Mary Celeste?“.

Io di certo seguirò la vicenda.

 

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